mercoledì 29 marzo 2017

Francesco Giordano nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia





    Francesco Giordano nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia

Con lettera ufficiale in data 22 marzo 2017, S.E. il Cav.SS.Ann. Johannes T. Niederhauser, Gran Cancelliere degli Ordini Dinastici di Casa Savoia, ha comunicato al Dottor Francesco Giordano, di Catania, che S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele, Capo della Real Casa di Savoia e Gran Maestro degli Ordini Dinastici, gli ha conferito il titolo di Cavaliere dell'Ordine al Merito Civile di Savoia, in considerazione delle benemerenze acquisite verso la Casa Reale Italiana.
Tra le ultime attività del Dottor Giordano, scrittore saggista di letteratura e storia, giornalista nonché Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon (il cui Presidente del Comitato d'Onore è SAR Vittorio Emanuele) a pro di Casa Savoia, la cura il recupero e la riconsegna alla città di Catania dei busti delle LL.MM. Umberto I e Vittorio Emanuele III allocati nelle Biblioteche riunite Civica e Ursino Recupero della città etnea, unitamente alla direzione della Biblioteca ed alla Delegazione di Catania INGORTP, in occasione della visita di SAR Emanuele Filiberto di Savoia nel maggio 2016.
L'Ordine al Merito di Savoia nasce per volontà del Principe Vittorio Emanuele IV nel 1988, quale ordine dinastico in seno all'Ordine Civile di Savoia: in quest'ultimo ordine venivano ammessi i letterati, gli artisti, gli scienziati e tutti coloro che onorarono lo Stato; tra costoro, Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, Arrigo Boito, Giovanni Pascoli, Edmondo De Amicis, Michele Amari, Guglielmo Marconi, Francesco De Sanctis.  L'Ordine al Merito di Savoia si pone in continuità con l'Ordine della Corona d'Italia, conferito sino al 1983 da Re Umberto II.
Il Diploma ufficiale sarà personalmente consegnato dal Gran Maestro dell'Ordine, S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia, al dottor Francesco Giordano, il 23 settembre c.a. in Roma, in occasione del Capitolo generale degli Ordini Dinastici, che quest'anno si terrà nella Università Lateranense in territorio dello Stato della Città del Vaticano.

domenica 26 marzo 2017

Messa solenne a San Camillo in Catania in suffragio di Umberto II e Maria Josè di Savoja





       Messa solenne a San Camillo in Catania in suffragio di Umberto II e Maria Josè di Savoja 

L'appuntamento che come consuetudine, la Delegazione di Catania dell'Istituto Nazionale per la Guardioa d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, organizza a marzo con la Santa Messa di suffragio per le Loro Maestà Umberto II Re d'Italia e la Regina Maria Josè, ha avuto in questo 2017 una solennità speciale. Nell'anniversario della Madonna SS.Annunziata patrona di Casa Savoia  (alla Madre Celeste è intitolato il più prestigioso degli Ordini Dinastici sabaudi) cadente il 25 marzo, la sacra funzione si svolse nel fastoso tempio barocco di San Camillo dei Crociferi- Mercedari in Catania, alla presenza di numerose Guardie e di diversi insigniti degli Ordini Dinastici di Maurizio e Lazzaro e al Merito Civile di Savoia, onde rendere più importante l'evento, a cui erano presenti, oltre al Delegato catanese delle Guardie ing.Caruso, il Delegato regionale degli OO.DD. sabaudi e Consultore INGORTP gr.uff. Francesco Atanasio, il Vicario di Catania cav.uff.Giovanni Vanadia, alcuni Consultori e familiari.
Molto partecipata la predica dell'officiante Mons. Currò; i momenti liturgici sono stati allietati dalla voce del soprano Nadia Suriano; nella preghiera dei fedeli, importante la citazione, da parte del Delegato alla Cultura INGORTP cav.Davide Truscello, del ricordo dei caduti che in guerra diedero la vita per la Patria; prima della chiusura della S.Messa, il Delegato INGORTP di Catania Caruso ha voluto brevemente ricordare come durante il recente incontro ad Altacomba, SAR Vittorio Emanuele IV Capo della Real Casa di Savoja, abbia particolarmente sottolineato di "avere nel cuore e pensare sempre" alla Sicilia ed a Catania, quali fedelissimi della dinastia sabauda.  Altresì importante l'intervento dell'avv.Atanasio, che ha inteso con particolari ricordare la figura dell'ultimo Re d'Italia Umberto II e le sue opere politiche e di misericordia, tra le quali la concessione alla Sicilia dello Statuto autonomista, nel maggio 1946, che, ha giustamente egli precisato,  "un ceto politico indegno ha travisato"; e il dono della Sacra Sindone al Papa oggi Santo, Giovanni Paolo II, alla vigilia della morte.
Dopo la Messa, nella sagrestia di San Camillo, ospiti della GdO Beniamino Sorbera (che ha ricevuto un attestato di merito INGORTP per i 30 anni di militanza), l'avvocato Atanasio ha voluto, in un clima di festa fraterna approssimandosi la Santa Pasqua, comunicare le decisioni prese dalla Giunta degli OO.DD. riunita il 3 marzo a Ginevra, la quale ha deciso di procedere al passaggio dei Consultori catanesi dott.Filippo Cuva e dott.Pietro Suriano all'Ordine di Maurizio e Lazzaro, come alla GdO dott.ssa Enza Speranza è stato dato l'avanzamento a Dama di Commenda mauriziana; altresì sono stati ammessi nell'Ordine al Merito Civile di Savoja le GdO sign.Giovanni Campanella, dott.Giuseppe Di Dio e dott.Francesco Giordano, unitamente alla N.D. Pina Valore come Dama di Commenda. Erano presenti le GdO di Catania Aversa, Schinocca, Dolci, Valore, Caruso, Guarino, Vella, La Torre, Villani Conti, Tringale, Arena e altri; fra gli insigniti il cav.Calabrese.

                                                                                                                ***

sabato 18 marzo 2017

Guardia solenne al Padre della Patria in occasione dell'anniversario della nascita del Regno d'Italia, Roma Pantheon 17 marzo 2017





Solenne Guardia alla tomba di sua Maestà Vittorio Emanuele II, Padre della Patria, 17 marzo 2017, al Pantheon di Roma, a cura dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe (Presidente del Comitato d'Onore SAR Vittorio Emanuele IV di Savoja Principe di Napoli), in occasione del 156° anniversario della proclamazione del Regno d'Italia da parte del Parlamento di Torino, segno tangibile dell'Unità nazionale. Picchetto d'onore dei Granatieri di Sardegna, corona e omaggio della Presidenza del Consiglio dei Ministri con la presenza del Sottosegretario Rossi.
Tra le Guardie alla gloriosa bandiera dell'Istituto, già Comizio generale dei Veterani, il nob.dott. Francesco Giordano di Catania, appositamente giunto nella città eterna, dalla Sicilia fedelissima alla Patria, ieri come oggi e domani.

giovedì 9 marzo 2017

Partito Alternativa Monarchica: Demolizione di manufatto storico a Siracusa

Riceviamo e pubblichiamo:


RI2017003

PARTITO DELLA
Alternativa Monarchica
Addetto alle relazioni internazionali


LETTERA APERTA



Oggetto:   demolizione di manufatti storici a Siracusa

08/03/2017

Apprendiamo in questi giorni che il demanio militare intende demolire il bunker-postazione militare antiaerea della Seconda Guerra Mondiale che si trova a Siracusa in Località Rive Bianche. Si tratta di un bunker in cemento armato che costituisce un’interessante testimonianza storico-culturale. Ufficialmente le ragioni che spingono il demanio sarebbero che il manufatto costituirebbe pericolo per la pubblica incolumità, tuttavia osserviamo che in altre nazioni simili costruzioni sono state restaurate come testimonianza di un particolare periodo storico. Forse la Francia ha demolito porzioni di linea Maginot? Il manufatto non potrebbe essere restaurato e- o consegnato in gestione ad un ente benemerito come il FAI che si occupa della tutela della storia e del paesaggio italiano?



Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia
Addetto relazioni internazionali PdAM

lunedì 13 febbraio 2017

Pranzo di gala a Catania per gli ottanta anni di SAR Vittorio Emanuele IV di Savoja




            Pranzo di gala a Catania per gli ottanta anni di SAR Vittorio Emanuele IV di Savoja

In un clima lieto e amichevolmente festoso, si svolse domenica 12 febbrajo a Catania, nei locali eleganti dell'albergo Mercure-Excelsior, il pranzo di gala in occasione dell'ottantesimo genetliaco di SAR Vittorio Emanuele IV Duca di Savoja, Principe di Napoli e XVII Gran Maestro degli Ordini Dinastici della Casa sabauda nonché Presidente onorario dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon; la celebrazione coincide quasi col genetliaco di SAR la Principessa Marina di Savoja. Il gajo evento, organizzato congiuntamente dalla Delegazione di Sicilia degli Ordini Dinastici di Savoja e dall'Ispettorato regionale delle Guardie al Pantheon, ha fatto convenire nella città etnea, tra le più fedeli alla monarchia sin dagli anni -mai qui dimenticati- del referendum, in cui vi fu plebiscitaria votazione verso la Corona, moltissimi amici e confratelli delle Guardie e degli Ordini, accompagnati sovente da familiari, per celebrare in amichevole incontro il fausto evento e consolidare lo spirito fraterno e affettuoso che anima le nobili istituzioni che a Casa Savoia fanno capo.
Tale operazione meritoria si deve al Grand'Ufficiale avv.Francesco Atanasio, Delegato regionale degli Ordini, coadiuvato splendidamente dal Vicario di Catania dei medesimi Cav.Uff. avv. Giovanni Vanadia, unitamente all'Ispettore regionale della Sicilia INGORTP cav.Giuseppe Restifo; Atanasio ha nel saluto ufficiale, voluto ricordare che le deliberazioni dei deputati alla Camera, hanno per sfondo il bassorilievo con la storia di Casa Savoia voluto da Re Vittorio Emanuele III, per simboleggiare l'apporto fondamentale della Real Casa alla Unità nazionale; Restifo ha inteso rammentare l'affetto che i vertici di Casa Savoia hanno sempre avuto per gli amici siciliani. Nelle manifestazioni di solidarietà e sostegno a Casa Savoia la Sicilia è ed è sempre stata in prima linea, come si vide nel trascorso 2016, in occasione della visita siciliana di SAR il Principe di Piemonte e Venezia Emanuele Filiberto.  Si volle dire,  è bello precisarlo, che la fedeltà alla Real Casa ed all'idea monarchica è sì atto politico e scelta di campo, ma anche un vero e proprio sentimento, diremmo fideistico, a cui ogni monarchico di cuore aderirà usque ad mortem et ultra.
Nutrita e imponente come sempre la Delegazione Guardie e Ordini di Catania, guidata dal Delegato Cav.Uff.ing. Salvatore Caruso, con le Guardie Aversa, Grazia Caruso, Costanzo, Speranza, Cuva, Di Dio Ciantia, La Torre, Villani Conti, Campanella, D'Adamo Vanadia, Francesco Giordano e altri.   Tra i presenti l'Ispettore per la Cultura delle Guardie David Truscello, l'avv.Ottavio Vaccaro, il dott. Francesco Calabrese del noto Circolo Canottieri Jonica e l'Onorevole Basilio Catanoso, già firmatario alla Camera dei Deputati del ddl per il rientro delle salme dei Re dall'ingiusto esilio.   Presenti i Delegati delle Guardie di Sicilia Giuliana, Falzone, Don Andrea Di Paola degli OO.DD. di Messina, che ha voluto invocare la Divina protezione.
Alla torta finale venne chiamato, per simboleggiare unità e affetto, il Grand'Ufficiale Giuseppe Valore Delegato emerito di Catania e artefice di moltissime attività a pro della Real Casa, e inneggiando a Vittorio Emanuele IV,  l'incontro si concluse col sempiterno grido di "Sempre avanti Savoja!".
                                                                                                     

domenica 12 febbraio 2017

SAR Vittorio Emanuele di Savoia compie 80 anni: intervista a Il Giornale



"So la storia perché l'ho vissuta. E ve la racconto..."

Vittorio Emanuele di Savoia compie 80 anni e ripercorre la sua vita di esilio, avventure, lavoro e guai

«Come sto? Sono qui in montagna, è bello, siamo tutti molto contenti. Ecco, io sono un po' tutto rotto, quindi non posso più sciare, me l'hanno vietato, però cammino, passeggio, ammiro le bimbe e Emanuele che vanno sulla neve». Vittorio Emanuele di Savoia è in Svizzera, nella sua casa di Gstaad. Accanto a lui c'è il figlio Emanuele Filiberto, che «gira in tuta da sci». Vittorio Emanuele, figlio di Maria José e Umberto II, ultimo re d'Italia, oggi compie ottant'anni.
È pronto per festeggiare?
«Sì, sono pronto per festeggiare questi ottant'anni. I primi ovviamente. Mi chiederà, come si sente? Ecco, non me ne sono accorto. Mi sembra di essere più indietro, sto bene».
Con chi passerà la giornata?
«Intorno a me ci sarà tutta la mia famiglia, le mie sorelle e tanti amici, Emanuele e le bimbe che sono appena arrivati. Per fortuna anche mia moglie Marina compie gli anni lo stesso giorno dello stesso mese, anche se nel suo caso l'anno non si dice».
Che nonno è?
«Amo le mie nipoti, scherzo con loro, parliamo dei loro studi. Racconto loro della storia d'Italia e di casa Savoia e mi ascoltano con due occhi così, sono molto interessate. Io non sono storico, ma la storia la so bene, perché l'ho vissuta».
Ma lei si ricorda di quando viveva a corte?
«Noi abbiamo lasciato l'Italia all'armistizio con mia madre e le mie sorelle, ci siamo rifugiati in Svizzera perché Hitler voleva prendermi come ostaggio, e poi siamo tornati per poco, fino al referendum. Quando siamo stati al Quirinale, a corte, comunque era tempo di guerra: c'era il razionamento, ogni tanto qualche bombardamento su Roma. Di notte i corazzieri ci portavano nel rifugio e per noi in realtà allora era un divertimento».
E i suoi genitori?
«Mio padre era sempre in giro in uniforme, indaffarato. A volte cenavamo insieme. Mia madre stava più tempo con noi. Era anche presidente della Croce rossa e organizzava grandi colazioni per bambini e mutilati di guerra nei giardini del Quirinale: noi dovevamo servire a tavola, c'era allegria».
Come avete lasciato l'Italia?
«Al momento del referendum ci siamo imbarcati a Napoli: noi quattro figli e mia madre siamo partiti per Lisbona, ed è stata l'ultima volta in cui ho visto l'Italia per molto tempo».
Ma aveva capito che stavate andando in esilio?
«No, non l'avevo capito. Ci avevano detto che saremmo tornati presto».
Lei immaginava che sarebbe diventato re?
«No. Poi senta, ero timidissimo. Ero giovane, avevo nove anni quando ho lasciato l'Italia. Poi ho capito, ho seguito tutta l'evoluzione degli eventi, ma sono rimasto italiano. Sono napoletano e del Napoli».
Tifa Napoli? Non la Juventus?
«Tifo Napoli. Mio figlio tifa Juve. Poi eravamo molto legati e amici con casa Agnelli, mio padre era padrino di Umberto: la squadra portò anche il lutto alla morte di mio padre. E in Portogallo papà aveva sempre una automobile Fiat a disposizione: un gesto gentile, perché non aveva mezzi».
Com'era suo padre?
«Quando eravamo insieme ci raccontava tutte le storie della fine della guerra, dell'Italia che gli mancava, di Napoli. Siamo stati una famiglia molto legata, io e lui specialmente, nonostante quello che hanno detto».
Si riferisce alla questione del consenso al suo matrimonio con Marina Doria?
«Ma è andato tutto più che bene. Mio padre è stato padrino di mio figlio e gli ha dato anche il titolo di Principe di Venezia, è sempre stato vicino a mia moglie, ci ha fatto bellissimi regali. Non c'è mai stato alcun problema, hanno solo montato tanto fumo intorno. Marina e io andavamo a trovarlo insieme in Portogallo ed è venuto spesso a trovarci a Ginevra. Nell'ultima apparizione pubblica a Beaulieu nel 1978 ha voluto che mia moglie e io fossimo accanto a lui».
Allora i problemi sono stati solo all'inizio?
«Come ogni genitore, mio padre voleva il meglio per suo figlio. Ma poi si è accorto che Marina era perfetta per me, ha imparato a conoscerla: stiamo insieme da 57 anni, siamo perseveranti».
Come vi siete conosciuti?
«Uh, è stato anni e anni fa... In montagna, in una stazione di sci, da ragazzini. Avremo avuto dodici o tredici anni. Poi ci siamo persi di vista perché lei girava per i suoi campionati di sci nautico».
E quando vi siete fidanzati?
«Quando ci siamo ritrovati, in Costa Azzurra. Allora andava di moda, si andava al Gran premio di Montecarlo».
Sposando una borghese ha un po' anticipato i tempi?
«Diciamo che ho dato un bell'esempio di amore vero. Ho avuto un precettore eccezionale, Renato Cordero di Montezemolo, ufficiale di Marina, che mi ha inculcato molte belle cose. E diceva che ci sono due punti da raggiungere nella vita».
Quali?
«Primo la maturità, e io ho preso quella scientifica, come mio figlio. Secondo il matrimonio. Diceva: Se li raggiungi entrambi sei a posto. E infatti mi sento a posto».
Si è sposato a Las Vegas, nel 1970.
«Le dico perché. Ero là per lavoro, per la Agusta, perché c'era un nuovo elicottero da valutare. Comunque ho detto a Marina: senti, ma perché dopo non ci sposiamo? Ci ha fatto da testimone Corrado Agusta. Rito civile».
E il rito religioso?
«A Teheran, nella chiesa cristiana. Quando c'era lo Scià funzionava tutto molto bene, il Paese era molto aperto. Lo Scià era un mio grande amico, abbiamo lavorato moltissimo insieme, con le industrie italiane abbiamo fatto grandi cose in Iran».
Ho letto una frase dello Scià in cui dice di lei: «È un ragazzo serissimo, ben diverso dall'immagine che ne danno alcuni».
«Sì, perché si lavorava davvero, dal mattino molto presto, perché poi faceva un caldo terribile...». E qui interviene Emanuele Filiberto: «Sì, perché mio papà doveva lavorare per mantenersi. Lavorare sul serio. I loro beni erano stati tutti confiscati, quando hanno lasciato l'Italia...».
Che cosa avevate portato dall'Italia quando siete partiti?
«Abbiamo lasciato tutto. Abbiamo portato solo una valigia con i vestiti. All'inizio ci hanno prestato una casa in Portogallo, a Sintra: non c'erano né l'elettricità né l'acqua calda, usavamo i lumini a petrolio. Non c'era nulla. Perciò ho sempre lavorato seriamente, come mio figlio».
Però poi lei ha vissuto in Svizzera.
«Sì, mia mamma aveva dei soldi di famiglia, mia nonna era la regina Elisabetta del Belgio. Ogni tanto andavamo a trovare la sua famiglia e alloggiavamo a Palazzo Reale. Una volta siamo andati in macchina, mia madre e io, da Ginevra a Bruxelles: è stato molto bello».
Com'era sua madre?
«Straordinaria».
Dopo avere tentato di rientrare in Italia per molti anni, come ci è riuscito?
«Sono andato a Strasburgo, alla Corte europea, con un avvocato. Mi hanno dato ragione subito».
In Italia qualcuno l'ha aiutata?
«No, non tanto. Dicevano, dicevano, ma poi nessuno faceva niente. Lo hanno fatto, alla fine, perché sono stati obbligati: altrimenti la Corte li avrebbe sanzionati».
E che cosa ha provato al rientro?
«Un grande piacere. Ero con mia moglie e mio figlio, un'emozione».
È vero che ha chiesto un risarcimento allo Stato?
«Non ho chiesto un risarcimento ma la restituzione dei beni privati di Casa Savoia sequestrati dopo il referendum. Non ho niente contro lo Stato italiano, io lo rispetto com'è, perché è il mio Paese. Ho un passaporto italiano. E voto».
Vota?
«Sì. Ovviamente non dico per chi, perché è segreto».
Ma ha mai pensato alla politica?
«No, no, la lascio fare».
E suo figlio?
«No, non credo. Quando mio padre è morto ho ripreso, praticamente da zero, l'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e siamo arrivati a essere una realtà importante: facciamo beneficenza in Italia. Questa è la mia politica».
Che padre è?
«Credo di essere stato un buon padre. Forse un po' troppo, un po' gateau come dicono i francesi: volevo dare a mio figlio l'amore che non ho avuto dai miei genitori a causa dell'esilio e della separazione. Mia moglie e io l'abbiamo seguito molto da vicino».
E com'è stato vederlo in tv?
«È stato molto bello. Si è fatto amare dagli italiani. Sono fiero e contento».
È religioso?
«Sì, da sempre. Cattolico apostolico romano e praticante».
Prega?
«Sì, prego. La preghiera c'è sempre stata, anche nei momenti difficili: la malattia, gli incidenti... Tutto ho avuto. Ho anche conosciuto Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco».
Lo ha incontrato?
«Ci ha ricevuto, con mia moglie, mio figlio, mia nuora e le mie nipoti in occasione dell'Ostensione della Sindone donata da mio Padre alla Chiesa Cattolica. Ci ha parlato in piemontese, anche se non è che io lo parli benissimo: era mio padre che parlava sempre in piemontese, lo adorava. Ecco, io penso che bisogna sempre avere entusiasmo per queste cose».
Ha qualche sogno?
«No, sto bene. Qui, con la mia famiglia... Mi manca solo lo sci, ma ormai non ci penso più. Ho realizzato tutto quello che volevo, nel mio piccolo: il brevetto da pilota, il matrimonio, la famiglia, la casa qui e a Cavallo, sul mare; e poi siamo uniti, anche con le mie sorelle, checché se ne dica, con cui ci vediamo spesso».
Che cosa si dice?
«La gente deve sempre vedere il male».
Le dà fastidio che ogni volta che si parla di lei si ricordi quello che è avvenuto sull'isola di Cavallo nel '78, quando morì un ragazzo di 19 anni, lei fu processato per l'omicidio e assolto?
«È acqua passata. Una bruttissima storia, ho sofferto tanto, fino a che non è stata messa in chiaro. Non volevano riconoscere la mia innocenza. Ho avuto un processo della Corte d'Assise di Parigi e sono stato assolto al cento per cento. Ma lo vogliono sempre tirar fuori».
Senta, qualche anno fa sono state pubblicate anche delle intercettazioni in cui lei parla di quanto accaduto...
«Ci sono stati frammenti di più registrazioni montati ad arte. Ma lei si immagina che uno come me dica cretinate simili? Ho grande rispetto per la giustizia. Io Woodcock l'ho incontrato solo una volta e abbiamo parlato di cani».
Di cani?
«Gli piacciono. Non è antipatico. È solo che voleva arrivare a fare qualcosa. E non ne ha azzeccata una».
Lei è stato protagonista di varie inchieste, e poi assolto. Come le ha vissute?
«Male, ma bisogna sopravvivere. E pensare al bene. Ero appena tornato in Italia, ero felice, e mi è arrivata addosso questa inchiesta. Poi l'inchiesta su Cavallo non c'entra niente con l'Italia, è francese».
Ma, al di là delle questioni giudiziarie, è stata una tragedia. Alla famiglia del ragazzo che cosa direbbe?
«È una storia molto triste, ma la famiglia non l'ho mai vista né incontrata, solo in tribunale a Parigi. Il fatto è che io non c'entro, mi vogliono solo tirare dentro».
Vogliono far passare un'immagine di lei?
«È da sempre così. È una scusa per andare contro la mia famiglia».
Ma perché?
«Me lo chiedo anche io. Però il risultato è che non ci sono riusciti».
Anche con suo cugino Amedeo d'Aosta ha un rapporto, diciamo, un po' burrascoso.
«Non lo frequento da anni e non ho rapporti».
Ma per il suo compleanno non farebbe pace con lui?
«Io la farei, lo inviterei anche, ma si rifiuta. È un altro che non vuole vedere la verità». (Re-interviene Emanuele Filiberto: «Vorrei dire che per lo Stato italiano gli unici eredi di Casa Savoia sono quelli che sono stati esiliati. Se avesse tenuto tanto alla corona avrebbe potuto condividere il nostro destino, e non aspettare 23 anni dalla morte del re, dichiarando più volte anche pubblicamente e alla stampa l'esatto opposto, e comparendo in diverse occasioni a nostro fianco. Per lo Stato italiano era mio padre in esilio. E Amedeo ha aspettato il momento peggiore, quello dell'inchiesta su mio padre, per tentare una specie di minigolpe).
È un po' impulsivo?
«Sì, meno male. Sono vero. Se posso, parlo chiaro e tondo».
Ha rimpianti?
«No. Deo gratias, nessuno. Non ho mai fatto male a niente e a nessuno. Sono tranquillo con la mia famiglia, torno spesso in Italia».
Dove va?
«A Torino, a Milano, a Roma. A Roma vado col Frecciarossa, è fantastico, un panorama meraviglioso».
Il dolore più grande?
«Soffrivo molto di non poter tornare in Italia e soffro ancora oggi perché i miei nonni e i miei genitori sono ancora sepolti in esilio. Sarebbe giusto se potessero essere sepolti al Pantheon di Roma. E poi nient'altro».
C'è qualcosa della sua famiglia che ha lasciato quando siete andati in esilio, e che avrebbe voluto riavere?
«La cosa più importante è stato poter rientrare. Ricordo che, quando abbiamo lasciato il Quirinale, ero dispiaciuto perché avevamo un asinello, si chiamava Albania e non ho mai capito perché, sia detto senza sottintesi: avevo sette anni e ci tenevo molto, era bello, grigio, con le orecchie nere».
Dicono che sua moglie Marina sia l'«uomo di famiglia».
«Eh he. Si decide insieme, poi lei passa agli atti. Sono ben contento».
Si pente di qualcosa?
«No. Non vedo perché. Di niente».
È felice?
«Sono felice. Bisogna prendere la vita dalla parte buona. Ho sempre cercato di fare il meglio».

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/so-storia-perch-lho-vissuta-e-ve-racconto-1362895.html

lunedì 6 febbraio 2017

Il Principe d'Epiro invitato ad una cerimonia all'Ambasciata USA a Roma




Il Principe d'Epiro invitato ad una cerimonia all'Ambasciata USA a Roma

6 febbraio 2017 - L’Ambasciata degli Stati Uniti in Roma ha invitato il Principe Don Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia alla cerimonia con cui il Tenente Colonnello Robert Ruffolo, Addetto militare dell’ Ambasciata, lascia l’incarico per aver terminato il proprio servizio. Don Davide è l’unico nobile italiano invitato alla cerimonia.
Il colonnello USA Ruffolo si è occupato di celebrare il 70° anniversario dello sbarco alleato in Nettuno nonché del recupero delle salme dei militari americani dispersi in Italia durante l'ultima guerra.

https://realecasadiepiro.jimdo.com/notizie/

mercoledì 25 gennaio 2017

Discorso di inaugurazione di Donald Trump, Washington 20 gennaio 2017


“Noi cittadini degli Stati Uniti siamo uniti in un grande sforzo nazionale per ricostruire il nostro paese. Insieme determineremo il corso dell’America e del mondo per molti anni. Affronteremo sfide, ci confronteremo, ma porteremo a casa il risultato”. Sono le prime parole pronunciate dal presidente di Donald Trump, prima di ringraziare Barack e Michelle Obama, che sono stati “magnifici”.

Trump ha giurato a Washington Dc, davanti al Campidoglio, nelle mani del presidente della corte suprema John Roberts Jr.

“Ogni quattro anni ci troviamo qui per esercitare il tradizionale e pacifico trasferimento dei poteri. Ma la cerimonia di oggi ha un significato speciale perché non stiamo solo trasferendo il potere da un’amministrazione a un’altra o da un partito a un altro, ma stiamo ridando il potere da Washington a voi, il popolo”, ha dichiarato Trump nel suo discorso inaugurale. Oggi “è il giorno in cui il popolo torna a comandare”.

Per troppo tempo, ha continuato Trump, per troppi anni “l’establishment ha protetto se stesso, ma non i cittadini. Le loro vittorie non sono state le vostre vittorie. E mentre nella capitale festeggiavano, per le famiglie del nostro paese c’era poco da festeggiare”, ha subito attaccato il nuovo presidente. “Tutto questo cambia qui, a partire da ora. Questo è il vostro giorno, la vostra festa, il vostro momento. Questo, gli Stati Uniti d’America, è il vostro paese”.

“Il 20 gennaio 2017 sarà ricordato come il giorno in cui il popolo è tornato a governare il paese. Le persone dimenticate non saranno più dimenticate”, ha promesso Trump.

Al centro della novità annunciata da Trump “c’è la cruciale convinzione che un paese esiste per servire i suoi cittadini. Ma per molti cittadini la realtà è diversa”. Famiglie in difficoltà, industrie abbandonate, scuole senza soldi, criminalità e bande: “Questa carneficina finisce qui e ora”.

“Per molti anni abbiamo arricchito l’industria straniera a scapito di quella statunitense, abbiamo difeso i confini di altre nazioni e non i nostri. Da oggi ci sarà una nuova visione: l’America viene prima. Ogni decisione sul commercio, sulle tasse, in materia di immigrazione, sugli esteri sarà presa a beneficio dei lavoratori americani e deòle famiglie americane. Dobbiamo proteggere i nostri confini dalle devastazioni di altri paesi che distruggono i nostri prodotti, rubano le nostre aziende e distruggono il nostro lavoro. L’America tornerà a vincere, come mai prima. Ci riprenderemo i nostri posti di lavoro. Ci riprenderemo i nostri confini. Ci riprenderemo la nostra ricchezza. E ci riprenderemo i nostri sogni. Ricostruiremo il nostro paese con mani americane e lavoro americano. Seguiremo due semplici regole: compra americano e assumi americano”.

“Cercheremo l’amicizia con le nazioni del mondo, ma con la consapevolezza che è diritto di ogni nazione mettere i propri interessi davanti a tutto. Rinforzeremo le vecchie alleanze e ne formeremo di nuove per unire il mondo civilizzato contro il terrorismo degli estremisti islamici, che cancelleremo dalla faccia della Terra”.

“Il tempo delle chiacchiere vuote è finito. È arrivato il tempo dell’azione: ce la faremo, il nostro paese prospererà e sarà di novo ricco (…) Insieme renderemo di nuovo l’America forte. Renderemo l’America di nuovo ricca, renderemo l’America di nuovo orgogliosa, renderemo l’America di nuovo grande”.

Con le parole del suo slogan elettorale, Donald Trump ha concluso il suo primo discorso da 45° presidente degli Stati Uniti.

http://www.internazionale.it/notizie/2017/01/20/il-discorso-di-donald-trump

venerdì 13 gennaio 2017

Abrogazione della legge salica in Casa Savoia



ISTITUTO DELLA REALE CASA DI SAVOIA
Centro Studi
12 gennaio 2017
ABROGAZIONE DELLA LEGGE SALICA IN CASA SAVOIA

Il Trattato di Lisbona del 2009 proibisce la discriminazione tra uomini e donne
La primogenitura e la legge salica

La primogenitura è un istituto del diritto successorio medievale, in base al quale il feudo era considerato indivisibile e poteva essere trasmesso solo al primogenito maschio, concedendosi agli altri discendenti benefici minori o semplici prebende. Comparve dapprima in Inghilterra ed in Francia; in Italia fu importato
dai Normanni e disciplinato dalla legge salica, il complesso delle leggi consuetudinarie dei Franchi Sali, stanziati nel 4° secolo, che precede la prima redazione sotto il regno di Clodoveo (fine del 5° secolo) e le redazioni successive conosciute come pactus legis salicae.
Così il pactus pro tenore pacis di Childeberto I (511-58), l’editto di Chilperico (575-84), la decretio di Childeberto II (593-97), le revisioni di Pipino il Breve (763-64), con l’aggiunta di un prologo e di un epilogo nuovi, e quella di Carlomagno (768-79), designata comunemente con il nome di lex salica emendata.
Viene spesso indicata una disposizione che essa non contiene, ma che le fu tradizionalmente attribuita: cioè il principio che le donne ed i loro discendenti sarebbero stati assolutamente esclusi dalla corona. Un divieto che non sussiste, come è noto, in vari Stati monarchici ma che vigeva nella monarchia italiana.
La legge salica è stata modificata o abolita nel tempo.
Potrebbero formare oggetto di studio molti casi, ma ne abbiamo scelti due.
1. Borbone di Spagna
María Isabel Luisa di Borbone, Regina di Spagna, nel 1833 successe al padre Ferdinando VII con il nome di Isabella II sotto la reggenza della madre, Maria Cristina di Borbone delle Due Sicilie, in virtù della prammatica sanzione che abrogava la legge salica emanata alla sua nascita a Madrid nel 1830.
La prammatica sanzione rappresenta un grado intermedio tra gli editti ed i rescritti.
Serviva per prendere provvedimenti eccezionali.
Nel Regno di Francia e nel Sacro Romano Impero era un editto sovrano che regolava una materia fondamentale per l’organizzazione dello Stato: è con questa che il Sacro Romano Imperatore Carlo VI assicurò le regole di successione nei suoi Stati (1713).
Nel 1740 sua figlia Maria Teresa fu la prima donna della Casa d’Austria ad ascendere al Trono: avrebbe regnato per 40 anni.
2. Borbone delle Due Sicilie
In occasione della S. Messa del Pellegrinaggio del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, tenutasi presso l’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro il 14 maggio 2016, S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, Capo della Reale Casa, ha reso pubblico “l’Atto di Roma” del 12 maggio precedente, con il quale ha modificato le regole di successione sinora in vigore nella Reale Casa di Borbone delle Due Sicilie, allo scopo di renderle compatibili con l’ordinamento internazionale
ed europeo vigente che proscrive qualsivoglia forma di discriminazione tra uomo e donna,
non solo nel godimento dei diritti e delle libertà, ma anche nell’esercizio di qualsiasi funzione pubblica.
Viene dunque ora applicata alla sua diretta discendenza la regola della primogenitura assoluta.
Validità della legge salica per Casa Savoia
V’è chi afferma che il Capo di una Casa Reale od Imperiale non può modificare le leggi relative alla propria Casa esercitando dei diritti che, secondo questa tesi, gli apparterrebbero de jure ma non de facto. In alcuni studi questi Sovrani sono considerati “Re titolari” o “Imperatori titolari”.
Ci sono tuttavia tanti esempi che provano il contrario.
Va anche detto che una cosa è il regnare de facto su un territorio, un’altra l’essere Capo della propria Casa. A ben vedere, infatti, la mancanza de facto del diritto di modificare le leggi inerenti la propria Casa si potrebbe realizzare solo quando venisse a mancare ogni altro componente della medesima.
In questo breve studio, desideriamo anche sottolineare l’esistenza di norme sovranazionali che s’impongono agli Stati dell’Unione Europea. Fra queste l’importante Trattato di Lisbona del 2009, che proibisce la discriminazione tra uomini e donne e dunque annulla de jure e de facto qualunque documento che lo preveda.
Va anche ricordato che esiste un antico documento ufficiale pubblico nel quale un Capo di Casa Savoia dichiara erede sua figlia, non avendo a quel momento un erede maschio.
In caso di abrogazione della legge salica da parte dell’attuale Capo della Reale Casa di Savoia Vittorio Emanuele, l’erede al Trono, ovviamente dopo il Principe di Piemonte e di Venezia Emanuele Filiberto di Savoia, sarebbe la Sua primogenita, la Principessa Vittoria Chiara di Savoia, alla quale andrebbe attribuito il titolo di Principessa di Napoli, prestigioso titolo ereditario ricevuto dal Suo Augusto Avo Re Vittorio Emanuele III alla nascita a Napoli, il 12 febbraio 1937.

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mercoledì 4 gennaio 2017

Concorso internazionale di Poesia e Narrativa "Il mito greco dai mille volti e dai mille nomi"






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